È il numero più famoso della Smorfia, e quasi tutti lo conoscono senza sapere perché. 'O muorto che pparla non è un morto che torna: è un morto che dice qualcosa. La differenza è tutta lì, ed è il motivo per cui questo numero ha avuto tanta fortuna nella lingua di tutti i giorni — a Napoli, quando una cosa arriva da dove non te l'aspettavi, si dice che ha parlato il morto. Nei racconti il quarantotto compare quando c'è un messaggio. Un sogno in cui qualcuno che non c'è più dice una frase precisa, e ci si sveglia con quella frase in testa. Una coincidenza che sembra fatta apposta. Una notizia che arriva proprio il giorno in cui pensavi a quella persona. Non serve crederci per raccontarlo: succede a tutti, e tutti se lo ricordano. Le immagini che portano qui lo circondano bene. Il filosofo, che nei sogni è spesso la voce che dà un consiglio senza alzare il tono. Il velo, che non è lutto e basta, è anche ciò che separa chi c'è da chi non c'è più. E perfino l'estatico, che coglie quello che agli altri sfugge. Il quarantotto è un numero che invita ad ascoltare, e nient'altro. Non annuncia sventure e non promette segni: dice che nel tuo racconto c'era qualcosa che somigliava a un messaggio, e che ti ha colpito abbastanza da portarlo qui. Quello che ne fai è affar tuo — la Smorfia si limita a dare un numero a una sensazione che, altrimenti, non avrebbe un nome.
Smorfia
morto che parla
'O muorto che pparla: il defunto che dà un segno. Un messaggio dal passato che chiede ascolto.
1 persona
per un totale di 39 racconti.
Contiamo solo chi ha acconsentito alle statistiche aggregate.
La morte e ciò che finisce
Non solo la morte: tutto quello che si chiude, e il dopo che resta.
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