'O sanghe. Il diciotto è il sangue, e nella Smorfia non è un'immagine di violenza: è la vita che scorre e, soprattutto, il legame. «Sangue mio» a Napoli si dice a un figlio, a un nipote, a chi è di famiglia — e vale più di qualsiasi documento. È il numero delle cose che non si scelgono: da chi vieni, cosa ti hanno lasciato, con chi sei legato anche quando non vi parlate. Nei racconti il diciotto arriva quando c'è di mezzo l'eredità, in tutti i sensi della parola. Una somiglianza che scopri guardandoti allo specchio, un carattere che riconosci in tuo figlio, una vecchia storia di famiglia che torna a galla. Ma parla anche di vitalità pura: energia, salute, la sensazione fisica di essere vivo. Fra le immagini che portano qui ce ne sono tre che vanno in direzioni diverse. Il sangue. L'arteria, che manda la vita in ogni angolo del corpo. E il pesce, che non sceglie la corrente in cui si trova — come nessuno sceglie da chi viene. Tre facce dello stesso tema: ciò che passa attraverso di te. Se il diciotto è comparso nel tuo racconto, la Smorfia sta parlando di un legame. Non dice se tenerlo stretto o allentarlo, e non è compito nostro suggerirlo. Dice soltanto che nella storia c'era qualcosa che ti appartiene da prima che tu potessi sceglierlo.
Animali
pesce
Ciò che si muove sotto la superficie: abbondanza silenziosa, e quello che non viene a galla.
Smorfia
sangue
'O sango: il sangue. La parentela e la vita stessa, ciò che lega più di qualunque parola.
1 persona
per un totale di 4 racconti.
Contiamo solo chi ha acconsentito alle statistiche aggregate.
Corpo e desiderio
La materia di cui siamo fatti, senza pudori e senza malizia.
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