Beato Giuseppe Puglisi
La sua storia
Giuseppe Puglisi — per tutti don Pino — nacque a Brancaccio, periferia di Palermo, il 15 settembre 1937. Il padre faceva il calzolaio, la madre la sarta. Fu prete, insegnante e soprattutto educatore. Nel 1990 fu mandato come parroco proprio a Brancaccio, il quartiere dov'era nato: un posto in mano ai fratelli Graviano, dove non c'erano scuole medie, né fogne decenti, né campi dove far giocare i ragazzi. Fece due cose, e nessuna delle due era una predica. Aprì il centro Padre Nostro, per togliere i bambini dalla strada. E cominciò a chiedere pubblicamente allo Stato quello che a quel quartiere spettava: la scuola media, i servizi, il consultorio. Si rifiutò di prendere i soldi che i boss offrivano per le feste patronali, e disse in chiesa, con nome e cognome, che quei soldi non li voleva. Fu minacciato per mesi: telefonate, porte bruciate, gente che lo aspettava sotto casa. Non chiese protezione e non se ne andò. Lo uccisero con un colpo alla nuca la sera del 15 ottobre 1993, sotto casa, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Il killer, Salvatore Grigoli, ha raccontato che don Pino si voltò, sorrise e disse: «Me l'aspettavo». È stato proclamato beato il 25 maggio 2013 a Palermo, davanti a centomila persone. È la prima vittima di mafia riconosciuta martire dalla Chiesa. Chi si chiama Giuseppe oggi festeggia.
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