15 novembre

Sant'Alberto Magno

domenicano, vescovo di Ratisbona e dottore della Chiesa

La sua storia

Alberto nacque a Lauingen, in Baviera, fra il 1193 e il 1206, ed è forse l'uomo che sapeva più cose in tutta l'Europa del suo secolo. Lo chiamavano Doctor Universalis, e non era un'esagerazione. Studiò a Padova, entrò fra i domenicani e insegnò a Colonia e a Parigi. Conosceva a fondo le scienze greche, latine e arabe, e si occupò di logica, fisica, astronomia, biologia, botanica, zoologia, mineralogia, chimica, oltre che di filosofia e teologia. Il suo merito più grande fu far entrare Aristotele in Occidente. I testi del filosofo greco arrivavano attraverso i commentatori arabi e facevano paura: sembravano incompatibili con la fede, e a Parigi furono più volte proibiti. Alberto sostenne il contrario, e passò anni a commentarli tutti, uno per uno. E fu uno scienziato vero. Osservava, dissezionava, verificava. Sulle piante e sugli animali scrisse pagine di osservazione diretta che non hanno eguali per secoli, e in più punti dice esplicitamente di aver controllato di persona quello che gli autori riportavano — e che spesso non era vero. Il suo allievo migliore fu un ragazzo grosso e silenzioso che i compagni chiamavano «il bue muto». Alberto disse che i muggiti di quel bue si sarebbero sentiti in tutto il mondo. Era Tommaso d'Aquino. Morì a Colonia il 15 novembre 1280. È dottore della Chiesa e patrono degli scienziati. Chi si chiama Alberto oggi festeggia.

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