San Valentino
martire
La sua storia
Oggi è San Valentino, e la prima cosa da sapere è che di lui, storicamente, sappiamo pochissimo. La notizia più antica sta nel Martyrologium Hieronymianum, un documento della Chiesa del quinto o sesto secolo: c'è il nome, la città di sepoltura e il giorno della morte, il quattordici febbraio. Nient'altro. Era vescovo di Terni e morì a Roma nel 273. Una *Passio* del sesto secolo aggiunge qualche particolare: la tortura, la decapitazione avvenuta di notte e di nascosto, e la sepoltura a Terni per opera dei discepoli Procolo, Efebo e Apollonio — che poco dopo furono uccisi anche loro e sepolti nella stessa città. Nella Passio c'è una scena che spiega perché lo chiamassero a Roma. Il grande filosofo greco Cratone teneva in città una scuola frequentata dai figli dell'aristocrazia senatoria, e aveva un figlio, Cerimone, colpito da una gravissima malattia neurologica. Qualcuno gli suggerì di mandare a chiamare il vescovo di Terni, perché Valentino aveva già curato una persona con quello stesso male raro. Cratone lo fece venire. È anche per questo che Valentino è, oltre che patrono degli innamorati, protettore degli epilettici. Va detto che per secoli la sua vicenda si è accavallata con quella di un altro martire, un prete romano, in un racconto pieno di date che non tornano: due figure diverse fuse in una sola dalla devozione popolare. Chi si chiama Valentino o Valentina festeggia oggi, e sono nomi che oggi in Italia vanno fortissimo. Di lui restano un nome, una data e mezzo mondo che ci si è appoggiato sopra. Non è poco per un vescovo del terzo secolo.
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