12 febbraio

Santi Martiri di Abitina

La sua storia

Erano quarantanove, e la loro colpa era di essersi riuniti la domenica. Non altro. Nel febbraio del 303 Diocleziano aveva pubblicato il primo editto contro i cristiani: distruggere i libri, chiudere i luoghi di culto, vietare le riunioni. Ad Abitina, una cittadina dell'Africa romana nell'attuale Tunisia, il vescovo Fundano obbedì e consegnò i testi sacri alle autorità. Un gruppo di cristiani, però, continuò a incontrarsi lo stesso, sotto la guida del presbitero Saturnino. Li arrestarono e li mandarono a Cartagine, davanti al proconsole Anulino. Il processo cominciò il dodici febbraio del 304, e negli atti ci sono due momenti che non si dimenticano. Il primo: Dativo, che era un senatore, dichiarò di essere cristiano e di aver partecipato alle riunioni, ma sotto tortura rifiutò di dire chi le avesse presiedute. Il secondo è più bello. L'avvocato difensore Fortunaziano, per salvare la sorella Vittoria, sostenne che lei era stata istigata e trascinata lì da altri, ingenua e senza capire. Vittoria lo smentì davanti a tutti: aveva partecipato **con libera volontà e piena consapevolezza**. Suo fratello le stava offrendo una via d'uscita, e lei l'ha rifiutata per non farsi passare da sciocca. Li giustiziarono tutti. Sono ricordati insieme, senza che di quasi nessuno di loro si sappia altro. Non c'è un onomastico oggi, ma c'è una frase che varrebbe la pena tenere: *libera volontà e piena consapevolezza*. È il contrario di tutte le scuse che ci inventiamo ogni giorno.

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