5 febbraio

Sant'Agata

vergine e martire

La sua storia

Agata era di Catania, aveva poco più di vent'anni, e fu uccisa durante la persecuzione di Decio, intorno al 251, per non aver mai rinnegato la sua fede. È una delle martiri più venerate di tutta l'antichità cristiana. La sua biografia scritta — interrogatori, torture, una resistenza che non cede — è uno dei primissimi esempi di letteratura agiografica della storia della Chiesa: il modello su cui sono state costruite decine di racconti successivi. La passio più antica che ci è arrivata risale intorno all'anno Mille ed è conservata a Parigi, alla Biblioteca nazionale di Francia, con miniature illustrate ai margini. C'è poi una cosa che gli storici ricavano dal suo martirio, e non riguarda lei: la prova che a Catania, già nel terzo secolo, esisteva una comunità cristiana vera. Lo conferma anche un'iscrizione del 320 che segna la sepoltura di Iulia Florentina, una bambina morta a diciotto mesi. Dalle tracce di due morti si ricostruisce la vita di una città. Oggi Agata è patrona di Catania, di Gallipoli, della Repubblica di San Marino e dell'isola di Malta. Le sue reliquie riposano nella cattedrale che porta il suo nome, e Catania le dedica una festa che dura quattro giorni — il tre, il quattro, il cinque e il sei febbraio — ed è una delle più grandi d'Italia. Chi si chiama Agata festeggia oggi. È un nome che in Sicilia si porta con un orgoglio particolare, e che negli ultimi anni è tornato anche altrove. Una ragazza di vent'anni che non ha ceduto, e una città che da milleottocento anni non la lascia andare.

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