'O scemo. Il ventitré è lo scemo del paese, e nella tradizione popolare è una figura di buon auspicio: non lo si prende in giro per cattiveria, lo si tiene caro. Chi non capisce le regole non può nemmeno approfittarne, e in un mondo di furbi l'innocente è l'unico di cui ci si possa fidare davvero. La Smorfia gli ha dato un numero senza cattiveria. Nei racconti il ventitré compare quando c'è di mezzo l'ingenuità. La tua, quasi sempre: una cosa creduta senza verificarla, una fiducia data a occhi chiusi, una situazione in cui hai fatto la figura di quello che non aveva capito. Ma ci sono anche i casi in cui l'ingenuità è stata la mossa giusta — perché certe porte si aprono solo a chi non sospetta. Le immagini che portano qui sono due, e insieme fanno sorridere. Il gallo del cortile. E il castello, che sta all'altro capo della scala sociale. La Smorfia accosta spesso gli opposti, e qui lo fa con un'idea molto napoletana: l'ultimo e il primo sono i due che non devono dimostrare niente a nessuno. Se il ventitré è comparso nel tuo racconto, c'era una parte di te che non aveva le difese alzate. Non è un rimprovero e non è un complimento: è un'osservazione. Qualche volta abbassare la guardia costa caro, altre volte è l'unico modo per lasciare entrare qualcosa di buono.
Luoghi
castello
La fortezza che protegge e isola: ciò che si difende, e ciò che si perde restando dentro.
Animali
gallo
Chi annuncia la luce: risveglio, orgoglio, e un richiamo che nessuno può ignorare.
1 persona
una volta a testa.
Contiamo solo chi ha acconsentito alle statistiche aggregate.
Mente, parola e follia
La testa che ragiona, la bocca che dice, e la libertà di chi esce dal seminato.
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