San Carlo Borromeo
cardinale, vescovo di Milano
La sua storia
Carlo Borromeo nacque ad Arona il 2 ottobre 1538, da una delle famiglie più potenti d'Italia: sua madre era una Medici, e suo zio divenne papa con il nome di Pio IV. A ventidue anni era già cardinale e segretario di Stato — il nepotismo nella sua forma più pura. Quello che nessuno si aspettava è che quel ragazzo prendesse la cosa sul serio. Fu tra gli artefici della riconvocazione e della conclusione del Concilio di Trento, e fece approvare la riforma che ha cambiato più di ogni altra la Chiesa moderna: l'istituzione dei seminari, cioè l'obbligo di formare i preti prima di ordinarli. Poi fece una cosa ancora meno prevedibile: lasciò Roma e andò a fare il vescovo a Milano, dove nessun arcivescovo risiedeva da ottant'anni. Ci trovò una diocesi enorme e allo sbando, e la visitò tutta, valle per valle, anche le parrocchie alpine dove non si arrivava che a piedi. Era altissimo per il suo tempo — più di un metro e ottanta — e mangiava una volta al giorno, pane e acqua, dando ai poveri quello che risparmiava. Durante la peste del 1576, quando i notabili scapparono, lui restò: organizzò i lazzaretti, vendette gli arredi di casa per pagare il pane, e andò in processione a piedi scalzi con una corda al collo. I milanesi la chiamano ancora la peste di San Carlo. Morì a Milano il 3 novembre 1584, a quarantasei anni. Chi si chiama Carlo o Carla oggi festeggia.
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