Sant'Ambrogio
vescovo di Milano e dottore della Chiesa
La sua storia
Ambrogio nacque a Treviri intorno al 335, figlio del prefetto del pretorio delle Gallie. Studiò a Roma e fece carriera: a poco più di trent'anni era governatore della provincia con sede a Milano, che allora era capitale imperiale. Nel 374 morì il vescovo ariano di Milano e la città si spaccò sulla successione. Ambrogio andò in basilica per mantenere l'ordine pubblico — era il suo lavoro — e la folla si mise a gridare il suo nome. Non era battezzato: era solo catecumeno. In otto giorni fu battezzato, ordinato prete e consacrato vescovo. Fu uno dei personaggi più potenti del suo secolo, e usò quel potere in un modo che nessuno aveva mai osato. Nel 390 l'imperatore Teodosio fece massacrare settemila persone nel circo di Tessalonica per punire una rivolta; Ambrogio gli scrisse che non lo avrebbe ammesso all'eucaristia finché non avesse fatto penitenza pubblica. E Teodosio la fece. È la prima volta nella storia che un vescovo si mette davanti a un imperatore e vince. Fu lui a battezzare Agostino, la notte di Pasqua del 387. E scrisse inni, semplici e memorabili, perché la sua gente li cantasse durante l'assedio della basilica da parte delle truppe imperiali: da lì nasce il canto ambrosiano, e il rito ambrosiano che a Milano si usa ancora. Morì a Milano il 4 aprile del 397. Il 7 dicembre è l'anniversario della sua consacrazione, ed è la festa della città. Chi si chiama Ambrogio oggi festeggia.
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