23 febbraio

San Policarpo

vescovo di Smirne, martire

La sua storia

Policarpo è uno degli ultimi anelli di una catena cortissima: fu discepolo diretto di Giovanni apostolo. Chi lo ascoltava, ascoltava uno che aveva ascoltato uno che c'era. Nacque a Smirne nella seconda metà del primo secolo e ne divenne vescovo sotto l'imperatore Traiano. Fu uno dei pastori più stimati del suo tempo, e la Chiesa d'Asia lo scelse come proprio rappresentante per una missione delicata: andare a Roma a discutere con papa Aniceto la data della Pasqua. Policarpo e i vescovi d'Asia seguivano l'osservanza quartodecimana, cioè celebravano la Pasqua il quattordici di Nisan, e Roma faceva diversamente. Andò, discusse, e nessuno dei due cedette; ma si lasciarono in comunione. Vale la pena notarlo: si può non trovare l'accordo e restare fratelli. Dei suoi molti scritti ci è rimasta una cosa sola: la Lettera ai Filippesi, scritta fra il 107 e il 140. È poco, ma è preziosa, perché da quelle righe si ricavano parecchie informazioni su come vivevano e cosa credevano i primi cristiani. Fu anche maestro di Ireneo di Lione, che poi ne scrisse la vita. Morì martire a Smirne intorno al 156. Il racconto della sua morte, il *Martirio di Policarpo*, fu spedito come lettera circolare a un'altra comunità, ed è uno dei più antichi testi di questo tipo che possediamo. Chi si chiama Policarpo festeggia oggi — ed è talmente raro che chi lo porta ha certamente una storia di famiglia da raccontare. Un uomo che faceva da ponte fra chi aveva visto e chi non avrebbe visto mai. È il mestiere di chiunque racconti qualcosa a chi viene dopo.

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