19 marzo

San Giuseppe

sposo della Beata Vergine Maria

La sua storia

Di Giuseppe i Vangeli dicono pochissimo, e quel pochissimo è tutto. Matteo lo definisce con una parola sola: uomo giusto. Era promesso sposo di Maria quando si accorse che aspettava un figlio che non era suo. La legge gli dava una strada, e non era una strada gentile; lui scelse di ripudiarla in segreto, per non esporla. Poi un angelo gli parlò in sogno, e lui cambiò idea: la sposò, e riconobbe legalmente quel bambino come proprio figlio. È per questo che la tradizione lo chiama padre putativo — dal latino puto, credo: colui che era creduto suo padre. Di mestiere era un téktōn. La parola greca si traduce quasi sempre con falegname, ma è più larga: indicava chi lavorava con materiali pesanti, nell'edilizia, con le mani. Di lui non resta una sola parola pronunciata: nei Vangeli Giuseppe non parla mai. Fa soltanto delle cose — si alza di notte, prende con sé il bambino e sua madre, parte per l'Egitto, torna. Pio IX lo dichiarò patrono della Chiesa cattolica l'8 dicembre 1870. È anche il patrono dei lavoratori e dei padri, e in Italia il 19 marzo è la Festa del papà proprio per questo. A Napoli il suo giorno ha un sapore preciso: sono le zeppole di San Giuseppe, fritte, con la crema e l'amarena. La ricetta sta scritta in un libro del 1837, la Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, e da allora il diciannove marzo in città si riconosce dall'odore delle friggitorie. Chi si chiama Giuseppe o Giuseppina oggi festeggia — ed è uno dei nomi più portati d'Italia.

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