29 aprile

Santa Caterina da Siena

vergine del terz'ordine domenicano e dottore della Chiesa

La sua storia

Caterina nacque a Siena il 25 marzo 1347, nel rione di Fontebranda, contrada dell'Oca, ventitreesima di venticinque figli del tintore Jacopo Benincasa e di Lapa di Puccio. Aveva una gemella, Giovanna, che morì a poche settimane. A sei anni disse di aver avuto la prima visione, e fece voto di verginità. A dodici i genitori cominciarono a cercarle un buon matrimonio; lei si tagliò i capelli e si chiuse in casa. Alla fine la lasciarono fare, ed entrò fra le mantellate domenicane — terziarie che vivevano in casa propria, non in convento. Non imparò a scrivere che tardi, e dettava. E dettò tantissimo. Restano quasi quattrocento lettere, scritte a papi, re, regine, capitani di ventura, prigionieri, prostitute, e il Dialogo della Divina Provvidenza. Sono in un volgare senese potente e diretto, e quando scriveva ai potenti non li trattava con riguardo: al papa dava del «babbo mio» e gli ordinava di muoversi. Perché è questo che fece. Il papa stava ad Avignone da settant'anni, e Caterina andò di persona a dirgli di tornare a Roma. Gregorio XI tornò, nel 1377, e lei ci aveva messo del suo. Poi arrivò lo scisma, e passò gli ultimi anni a Roma a tentare di ricucire una cristianità che si spaccava. Morì a Roma il 29 aprile 1380, a trentatré anni. È dottore della Chiesa, patrona d'Italia insieme a Francesco d'Assisi e compatrona d'Europa. Chi si chiama Caterina oggi festeggia.

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