Fatto · a Cerro Tiza, nel sud del Perù · 20 milioni di anni fa, studiato nel 2026

Venti milioni di anni fa, nel mare del Perù, nuotava il nonno del Megalodonte

L'Università di Torino ha studiato centinaia di denti fossili di squali e razze trovati nel sud del Perù: diciassette specie, e tra loro un parente stretto dello squalo gigante più famoso di tutti.

La redazione di Rimmofatt! · 23 settembre 2026

Nel sud del Perù c'è un posto che si chiama Cerro Tiza. Oggi è roccia e deserto; venti milioni di anni fa era fondo di mare. Da quelle rocce sono usciti centinaia di denti: denti di squali e di razze, rimasti lì da quando quel mare c'era ancora.

A studiarli è stato un gruppo dell'Università di Torino, del Dipartimento di Scienze della Terra. La datazione delle rocce li colloca all'inizio del Miocene, circa 20,6 milioni di anni fa, e ne fa l'associazione di vertebrati del Neogene più antica mai identificata e catalogata in quella parte del Perù, il bacino di Pisco. Lo studio è uscito quest'anno sul Journal of South American Earth Sciences.

Perché proprio i denti

Di uno squalo, dopo milioni di anni, resta quasi solo la bocca. Lo scheletro è di cartilagine e non si conserva; i denti invece sì, e uno squalo ne cambia tantissimi nella vita. Per questo chi studia gli squali del passato lavora con i denti: dalla forma si riconosce la specie, dalla quantità si capisce chi abitava quel mare.

A Cerro Tiza le specie riconosciute sono almeno diciassette. Alcune esistono ancora oggi, come lo squalo mako, veloce e temuto. Altre sono sparite del tutto, e fra queste c'è una forma molto vicina al Megalodonte, lo squalo gigante che tutti conoscono dai documentari e dai film. Un antenato, o almeno un parente stretto: il «nonno», come l'hanno chiamato i giornali.

Un mare che nessuno aveva guardato

Il punto della ricerca, spiega Giuseppe Marramà, professore associato di Paleontologia e Paleoecologia a Torino, è capire com'erano fatti gli ecosistemi marini del bacino di Pisco in un periodo che finora nessuno aveva studiato. Quali animali c'erano, chi mangiava chi, com'era fatto quel mare prima che diventasse deserto.

È un lavoro fatto di pazienza: raccogliere, confrontare, riconoscere un dente fra centinaia. Alla fine, da una manciata di pietre appuntite, torna fuori un mare intero.

E noi

C'è qualcosa di molto napoletano in una storia così: una cosa che sembrava finita da venti milioni di anni che torna a parlare, e dice ancora chi c'era. La Smorfia ha un numero apposta per i morti che parlano, e un altro per la paura che viene dal mare. Se vuoi vedere come si passa da un fatto ai simboli, c'è la guida Come si legge un sogno con la Smorfia.

Come lo legge la Smorfia

  • 'A pauraLa paura

    La paura che viene dal mare, e fra i simboli del 90 c'è proprio il mare: il nonno del Megalodonte è la paura più antica che si possa immaginare.

  • 'O viecchioIl vecchio

    Il vecchio è memoria e tempo: venti milioni di anni sono il tempo più lungo che una storia possa attraversare per arrivare fino a noi.

  • 'O muorto che pparlaIl morto che parla

    Denti di animali spariti da milioni di anni che raccontano ancora chi abitava quel mare: è il morto che parla, e dice la verità.

I numeri di questa lettura li trovi nel tuo Diario.

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