13 gennaio

Sant'Ilario di Poitiers

vescovo di Poitiers e dottore della Chiesa

La sua storia

Ilario nacque a Poitiers intorno al 310, in una famiglia aristocratica gallo-romana, e la prima cosa che lo prese fu la filosofia. Era sposato e aveva una figlia, Abra, quando nel 353 la comunità lo acclamò vescovo — e va detto che allora funzionava così: il vescovo lo faceva il popolo, spesso prendendosi uno che non l'aveva chiesto. Arrivò alla teologia quasi per necessità. Scoprì il simbolo di Nicea soltanto nel 354, un anno dopo essere diventato vescovo, e da lì si buttò. Scrisse un commento al Vangelo di Matteo che è il più antico in lingua latina arrivato fino a noi. Nel 356, al sinodo di Béziers, si trovò contro gli ariani, che ottennero dall'imperatore la sua condanna all'esilio. Passò cinque anni in Frigia, lontano da tutto, e proprio lì scrisse il suo libro più importante, il *De Trinitate*. La cosa più bella però la fece nel 359, al concilio di Seleucia, e assomiglia più a una mediazione che a una vittoria. Due partiti si scontravano: chi diceva che il Figlio era della stessa sostanza del Padre e chi diceva che era soltanto simile. Ilario non schiacciò nessuno dei due. Ai secondi mostrò quanta ambiguità si nascondesse in quel «simile»; ai primi, che erano i suoi, fece notare che insistendo troppo si rischiava di far diventare Padre e Figlio una persona sola. Ottenne l'unità spiegando a ciascuno il limite della propria formula: un mestiere raro, allora come adesso. Protesse un giovane che sarebbe diventato Martino, il vescovo di Tours. Nel 1851 è stato proclamato Dottore della Chiesa. Chi si chiama Ilario festeggia oggi — nome raro, che suona sereno perché dentro ci sta la stessa radice di «ilare».

Rimmofatt! è intrattenimento simbolico. Non prevede vincite, non aumenta le probabilità di vincita e non raccoglie giocate. Non è un servizio di gioco.