Santi Sebastiano e Fabiano
papa e martire
La sua storia
Oggi si ricordano insieme Sebastiano e Fabiano, e la storia di Fabiano comincia con la scena più improbabile che si possa immaginare per un'elezione papale. Siamo nel 236. I cristiani di Roma si erano riuniti per scegliere il nuovo vescovo e stavano passando in rassegna i nomi dei personaggi più nobili e illustri. Fabiano era un contadino che si trovava in città per caso. Mentre discutevano, una colomba scese e si posò sulla sua testa. A chi guardava tornò in mente la scena del Vangelo, lo Spirito che scende sul Salvatore — e lo elessero all'unanimità. Lo racconta Eusebio, e resta una delle pagine più sorprendenti della storia della Chiesa: il potere che finisce addosso a chi non era nemmeno in lista. Governò quattordici anni, e furono anni di tregua nelle persecuzioni. Ne approfittò per organizzare: divise Roma in sette distretti, ognuno affidato a un diacono, e nominò sette suddiaconi con un compito preciso — raccogliere gli Atti dei martiri, cioè i verbali dei processi, perché non andassero perduti. Fece lavori nei cimiteri e riportò a Roma il corpo di papa Ponziano, morto in Sardegna, per seppellirlo nelle catacombe di San Callisto. Nel 245 mandò sette vescovi a predicare in Gallia, fra cui Dionigi a Parigi e Saturnino a Tolosa. Poi, nel 249, salì al potere Decio, e la tregua finì. Fabiano morì il 20 gennaio del 250. Chi si chiama Sebastiano o Fabiano festeggia oggi: due nomi che non sono mai caduti in disuso. Un contadino di passaggio che si ritrova a guidare la Chiesa di Roma. A volte le storie migliori sono quelle che nessuno aveva programmato.
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