Epifania del Signore
La sua storia
L'Epifania è una delle feste più antiche del cristianesimo — insieme a Pasqua e Pentecoste — e il suo nome dice tutto: dal greco, manifestazione. È il giorno in cui Gesù si mostra per quello che è. C'è una cosa curiosa, però: Oriente e Occidente lo festeggiano guardando due scene diverse. In Occidente si ricordano soprattutto i Magi, cioè la rivelazione ai popoli lontani; nelle Chiese orientali si guarda invece al battesimo nel Giordano, quando la voce del Padre dice chi è quel figlio. Nei primi secoli le due cose stavano insieme, e in certe comunità del Vicino Oriente all'Epifania si legavano tre episodi: i Magi, il battesimo e il primo miracolo a Cana. Alla fine del secondo secolo Clemente d'Alessandria documenta che in Egitto già si celebrava il sei gennaio; la pellegrina Egeria racconta che a Gerusalemme la festa durava otto giorni. In Italia, però, il sei gennaio ha un'altra faccia, e non è religiosa: la Befana. Il termine è di origine profana e indica la figura folcloristica legata alla festa — quella vecchia sulla scopa che porta il carbone ai bambini e i dolci a quelli buoni, o forse il contrario, dipende dalla nonna che te lo racconta. È una delle poche ricorrenze in cui il sacro e il popolare convivono senza litigare: la mattina si va in chiesa, il pomeriggio si guarda dentro la calza. Chi porta i nomi dei Magi — Gaspare, Melchiorre, Baldassarre — oggi ha il suo giorno. L'Epifania chiude le feste, e lo sa: è il giorno in cui si smonta l'albero e si torna alla vita di sempre. Ma è anche il giorno in cui, nella storia, qualcuno che veniva da molto lontano è arrivato al posto giusto.
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