7 gennaio

San Raimondo de Penafort

sacerdote, maestro generale dell'ordine domenicano

La sua storia

Raimondo di Peñafort era un uomo che non voleva si parlasse di lui, e ci riuscì piuttosto bene: nascose perfino i documenti sulla propria nascita. Sappiamo che nacque intorno al 1175, in Catalogna, e lo ricaviamo per sottrazione — le cronache dicono che morì vicino ai cent'anni, nel 1275. Fu prima di tutto un uomo di studio. A vent'anni insegnava logica e retorica nei chiostri della cattedrale di Barcellona; poi andò a Bologna, che allora era il posto dove si studiava il diritto, e lì insegnò ricevendo uno stipendio dall'amministrazione cittadina. Nel venerdì santo del 1222 entrò fra i domenicani. Da giurista scrisse per i confessori la Summa de Casibus Poenitentiae, un manuale sui casi di coscienza; da uomo di fiducia di papa Gregorio IX raccolse tutte le Decretali, che è il lavoro per cui gli storici del diritto lo ricordano ancora. Ma la cosa che vale la pena raccontare è un'altra. Nel 1223 aiutò Pietro Nolasco a fondare l'Ordine dei Mercedari, nato per una ragione precisa: **riscattare gli schiavi**. In un Mediterraneo dove la gente veniva rapita e venduta, un gruppo di religiosi si mise a pagare per ricomprarla. Fu anche confessore del re Giacomo I d'Aragona e maestro generale dei domenicani. È stato proclamato santo nel 1601. Chi si chiama Raimondo festeggia oggi. È un nome antico, di quelli che tornano nelle famiglie per via di un nonno, e che chi lo porta di solito ha imparato a difendere. Di uno che ha passato la vita a scrivere regole, resta soprattutto che le usò per liberare qualcuno.

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