San Germano di Parigi
vescovo di Parigi
La sua storia
Germano nacque ad Autun alla fine del quinto secolo, da famiglia benestante. Fece buoni studi, divenne sacerdote e poi abate dell'abbazia di San Sinforiano ad Autun. Nel 555, per volere del re Childeberto, fu fatto vescovo di Parigi. Fu un vescovo che ai re diceva di no. In quegli anni i figli di Clodoveo si scannavano fra loro, e Germano si mise di traverso più di una volta: scomunicò il re Cariberto per la sua vita privata, e scrisse alla regina Brunechilde lettere che nessuno si azzardava a scrivere. Contemporaneamente riscattava prigionieri e liberava schiavi. A lui viene attribuita, nella sua prima stesura, la liturgia gallicana: il rito che si usò in gran parte d'Europa fino alla riforma dell'undicesimo secolo. Era imparentato con il rito ambrosiano di Milano e con quello mozarabico di Spagna, e teneva un legame con le liturgie del Medio Oriente, in particolare quella siriaca. Poi il rito romano si impose ovunque e di quello restò poco. Nel 558 consacrò una chiesa dedicata a san Vincenzo di Saragozza, con un monastero annesso. Morì nel 576 e fu sepolto nella cappella di San Sinforiano. Nel 756 il suo corpo fu trasferito in quella chiesa di San Vincenzo, che da allora ha preso il suo nome: è Saint-Germain-des-Prés, e il quartiere di Parigi che le sta intorno si chiama così per lui. Chi si chiama Germano oggi festeggia.
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