22 giugno

San Paolino di Nola

vescovo di Nola

La sua storia

Paolino nacque a Bordeaux nel 355, in una famiglia di senatori e consoli: suo padre era prefetto dell'Aquitania. Studiò legge e filosofia, e a poco più di vent'anni era già fra i seicento senatori di Roma. Nel 378, finita la carica, gli spettava il governo di una provincia e scelse la Campania. Invece di stare a Capua, che era la capitale, preferì Nola, dove aveva dei possedimenti. A Cimitile, poco fuori Nola, si venerava san Felice, e Paolino ne restò colpito: prima di tornare in Aquitania si tagliò la barba e la consacrò a lui, secondo un uso che veniva dal mondo pagano. Poi la vita gli si ruppe in mano: perse un figlio appena nato, e insieme alla moglie Terasia decise di cambiare tutto. Vendettero un patrimonio enorme, lo distribuirono ai poveri, e tornarono a Nola per vivere accanto alla tomba di Felice. Ne divenne vescovo nel 409. Fu amico e corrispondente di Agostino, di Ambrogio, di Girolamo, e fu un poeta vero: i suoi carmi sono fra le cose migliori della latinità cristiana. La tradizione gli attribuisce l'introduzione delle campane nelle chiese, ed è per questo che è patrono dei campanari; il nome latino *campana* viene proprio dalla Campania. Morì a Nola il 22 giugno del 431. La festa dei Gigli di Nola, che ogni anno porta per le strade otto obelischi di legno alti venticinque metri, nasce dal ricordo del suo ritorno in città. Chi si chiama Paolino oggi festeggia.

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