2 luglio

San Bernardino Realino

sacerdote della Compagnia di Gesù

La sua storia

Bernardino Realino nacque a Carpi il 1º dicembre 1530. Si laureò in legge a Bologna nel 1556 e cominciò la carriera che quella laurea prometteva: podestà di Felizzano e di Cassine, pretore a Castelleone, poi al servizio del marchese d'Avalos, viceré di Sicilia, che lo portò con sé a Napoli. A Napoli, nel 1564, decise di lasciare tutto ed entrare nella Compagnia di Gesù. Aveva trentaquattro anni e una carriera fatta. Nel 1574 fu mandato a Lecce per fondarvi un collegio. Doveva restarci poco; ci restò quarantadue anni, fino alla morte. Predicava, confessava, si occupava dei carcerati, degli schiavi che passavano per quel porto, dei malati. Era diventato talmente parte della città che, mentre stava morendo, i magistrati leccesi andarono al suo capezzale a chiedergli di accettare di esserne patrono. Lui disse di sì. È l'unico caso che si conosca di un patrono nominato da vivo. Morì a Lecce il 2 luglio 1616, a ottantasei anni. Le reliquie sono nella chiesa del Gesù. C'è poi un fatto che a Lecce si racconta ancora. Nel 1711, durante una ricognizione del corpo, i tessuti conservati in un vaso dentro la bara furono trovati intatti, e del sangue liquido sotto di essi; l'uomo che aveva trasportato la bara guarì all'improvviso da una malattia che si portava dietro. Ne seguì un'inchiesta, che nel 1713 autenticò il fatto. Pio XII lo proclamò santo nel 1947. Chi si chiama Bernardino oggi festeggia.

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