22 maggio

Santa Rita da Cascia

vedova, monaca agostiniana

La sua storia

Rita si chiamava Margherita Lotti, nacque a Roccaporena nel 1381 e morì a Cascia il 22 maggio 1457. È una delle sante più amate d'Italia, ed è anche una di quelle di cui la documentazione storica dice meno. Le fonti vicine ai fatti sono poche: l'iscrizione e le immagini dipinte sulla cassa in cui fu deposta, del 1457; il Codex miraculorum, l'elenco dei miracoli che i notai registrarono su richiesta del Comune di Cascia, con una breve biografia scritta dal notaio Domenico Angeli, dello stesso anno; una tela a sei scomparti del 1480 circa. La prima vita completa arriva solo nel 1610, scritta dall'agostiniano Agostino Cavallucci sulla tradizione orale del monastero e del paese: tutte le biografie successive vengono da lì. Quello che quella tradizione racconta è la storia di una donna comune. Sposata giovane a un uomo violento, che cambiò col tempo e fu poi ucciso. Due figli, morti anche loro. La vendetta che secondo l'uso doveva toccare a quei figli, e che lei chiese a Dio di impedire. Poi il monastero agostiniano di Cascia, che per tre volte non la volle — era vedova, e le vedove non entravano — e alla fine la accolse. Gli ultimi anni a letto, con una ferita sulla fronte che non guariva. È patrona dei casi impossibili, e per questo la pregano tutti quelli che non sanno più a chi chiedere. Il 22 maggio, a Cascia e ovunque, si benedicono le rose. Chi si chiama Rita oggi festeggia.

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