19 settembre

San Gennaro

vescovo di Benevento e martire

La sua storia

Gennaro nacque a Benevento intorno al 272 e fu vescovo di quella città. Morì a Pozzuoli, decapitato alla Solfatara, il 19 settembre del 305, durante la persecuzione di Diocleziano: era andato a trovare in carcere il diacono Sossio e fu arrestato con lui. Fin qui è la storia di un martire come tanti. Quello che è venuto dopo riguarda una città intera. Le sue reliquie arrivarono a Napoli e la città se le tenne strette; il Duomo custodisce alcune ossa e due ampolle con quello che la tradizione ritiene il suo sangue, raccolto — dice il racconto — da una donna di nome Eusebia. Tre volte l'anno — il sabato prima della prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre — quelle ampolle vengono esposte, e quel contenuto solido passa allo stato liquido. Succede da almeno seicento anni, documentato per la prima volta nel 1389. Non è un dogma e la Chiesa non ha mai obbligato nessuno a crederci. Ma a Napoli, quando si scioglie, si spara a salve dal Maschio Angioino, e quando tarda la cattedrale ammutolisce. C'è poi il 16 dicembre, che ha un motivo suo. Nel 1631 il Vesuvio eruttò e la lava scendeva verso la città; le reliquie furono portate in processione davanti al vulcano, e la colata si fermò. Da allora i napoletani hanno con lui un rapporto che non è solo devozione: gli parlano, lo rimproverano, lo chiamano *faccia gialla*. Chi si chiama Gennaro o Gennarina oggi festeggia — ed è il nome di Napoli.

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