Santa Flora di Cordova
vergini e martiri
La sua storia
Flora nacque a Cordova, nella Spagna islamica, da padre musulmano e madre cristiana. Morto il padre, fu educata cristianamente dalla madre insieme alla sorella Baldegoto, ma il fratello — musulmano — la ostacolò in ogni modo. Per la legge di allora la sua era una posizione senza uscita: figlia di padre musulmano, era considerata musulmana, e professare il cristianesimo significava apostasia, punibile con la morte. Scappò di casa una prima volta. Tornò perché il fratello, per costringerla, aveva fatto imprigionare dei chierici. Al ritorno fu picchiata duramente. Se ne andò di nuovo e restò lontana per anni. Poi tornò da sola, e si consegnò al cadì. Sapeva benissimo cosa l'aspettava. In carcere conobbe Eulogio, che era prete e che di quelle vicende scrisse — è a lui che dobbiamo le notizie sui martiri di Cordova, e fu ucciso anche lui pochi anni dopo. Le lettere che le scrisse mentre erano in prigione si conservano, e sono fra le poche testimonianze dirette che abbiamo di quel gruppo. Fu decapitata il 24 novembre dell'851, insieme a Maria. Il racconto dice che il suo corpo, gettato nei campi, non fu toccato dagli animali, e che fu poi gettato nel Guadalquivir. Chi si chiama Flora oggi festeggia.
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