Sognare i morti: il 47 e il 48 a Napoli
Nella Smorfia i morti hanno più di un numero: 'o muorto, 'o muorto che pparla, le anime del purgatorio. Cosa racconta la tradizione napoletana, e perché questi sogni fanno meno paura di quanto sembra.
La redazione di Rimmofatt! · 22 settembre 2026
Una città che parla con i suoi morti
A Napoli i morti non se ne vanno del tutto. Si nominano, si salutano, si pregano, si raccontano. Per secoli la città ha avuto con loro un rapporto pratico, quasi domestico: non una presenza da temere, ma parenti che continuano a far parte della famiglia.
Il segno più famoso di questo rapporto è il culto delle anime pezzentelle, le anime dei morti senza nome. Nel Cimitero delle Fontanelle, nel Rione Sanità, e nella chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, in via dei Tribunali, i napoletani «adottavano» un teschio, lo pulivano, gli davano un nome, gli portavano un fiore, e in cambio gli chiedevano protezione, a volte proprio in sogno. Alla fine degli anni Sessanta la Chiesa ne ha vietato il culto, ma quei luoghi si visitano ancora, e il legame non si è mai spezzato del tutto.
Con una città così, non stupisce che nella Smorfia i morti abbiano più di un numero.
I numeri dei morti
- Il 47, 'o muorto. È il numero più noto, e il più frainteso. Quasi mai parla di una morte vera: parla di una cosa che finisce, un lavoro, un amore, un'amicizia che si è spenta senza una lite. Nella Smorfia è trapasso più che fine: qualcosa resta di là, qualcosa continua di qua.
- Il 48, 'o muorto che pparla. Il morto che parla è un messaggero. A Napoli i sogni in cui un parente scomparso dice qualcosa si ascoltano con attenzione: si ricorda cosa ha detto, com'era vestito, cosa aveva in mano. Non per paura, ma perché si pensa che porti notizie.
- Il 62, 'o muorto acciso. Il morto ammazzato è la fine violenta, la rottura netta: qualcosa che qualcuno ha deciso di tagliare, non che si è consumato da sé.
- L'85, l'aneme d'o priatorio. Le anime del purgatorio sono la memoria dei defunti e le preghiere per loro: il numero della cura verso chi non c'è più.
Nella stessa famiglia della Smorfia c'è anche il 17, 'a disgrazzia: la sventura, l'ostacolo, il segno storto.
Cosa vuol dire sognare un morto
Nella maggior parte dei casi, sognare la morte o i morti non ha niente di funebre. Chi sogna di morire si sveglia turbato, ma di solito ha appena messo un punto a qualcosa che non voleva chiudere. Chi sogna un nonno o una madre che non ci sono più, spesso sta attraversando un momento in cui avrebbe voluto chiedere a loro un consiglio.
Qualche domanda aiuta a leggere questi sogni:
- Il morto parlava o taceva? Se parlava, cosa diceva?
- Era sereno o inquieto? Ti somigliava a come lo ricordi?
- Dove eravate? In una casa conosciuta, in un posto mai visto?
- Come ti sei sentito al risveglio: sollevato, triste, in pace?
La risposta alla domanda «cosa si è chiuso, di recente, che non ho ancora salutato» è quasi sempre più utile di qualunque paura.
Il 2 novembre
A Napoli, come in tutta Italia, il 2 novembre è il giorno dei fedeli defunti: si va al cimitero, si portano i fiori, si racconta chi non c'è più ai bambini che non l'hanno conosciuto. È anche uno dei giorni in cui si sogna di più chi è andato via, e forse non è un caso.
Per saperne di più
Il significato intero di ogni numero è sulla sua pagina: il 47, il 48, il 62, l'85. E se un morto ti ha parlato in sogno, puoi raccontarlo su Rimmofatt!: leggiamo le immagini del racconto e ti restituiamo una lettura simbolica, da conservare nel tuo Diario.
Continua a leggere
Rimmofatt! è intrattenimento simbolico. Non prevede vincite, non aumenta le probabilità di vincita e non raccoglie giocate. Non è un servizio di gioco.